BRAVISSIMA FRANCESCA, PERÒ…

Non vorrei essere frainteso. L’impresa compiuta da Francesca Schiavone porta con sè un valore sportivo immenso, e solo chi come noi è appassionato del nostro sport, può capirne fino in fondo la grandezza.
Non avevo pianto quando Panatta vinse Parigi nel 1976, avevo 15 anni e non ero abbastanza maturo per capire cosa fosse successo.
Al contrario, vedere Francesca alzare la Coppa, qualche lacrimuccia me l’ha fatta versare.
Approfitto di questo spazio cortesemente messo a nostra disposizione per ringraziare di cuore Francesca per l’emozione che ha saputo regalarci.
Detto questo, la vittoria a Parigi non ha un valore soltanto sportivo, ma rappresenta anche un’enorme soddisfazione economica per chi riesce ad aggiudicarsi quel trofeo.
Francesca ha così potuto rimpinguare il già cospicuo conto in banca incassando un assegno pari a (correggetemi se sbaglio) 1.120.000 euro.
Che non si gridi allo scandalo per questo! Attorno al nostro sport si muove una quantità di denaro talmente grande che il minimo che si possa fare è ricompensare come giustamente merita chi, in prima persona, permette che tutto il movimento si muova.
Detto anche questo, non sono d’accordo sul fatto che la Federazione abbia ritenuto opportuno versare altri 400.000 euro alla nostra campionessa, quasi come se avesse vinto una semplice medaglietta in vermeil.
Intanto, tolte le gare a squadre, il tennis è uno sport individuale dove chi gioca rappresenta solo sè stesso. L’Italia, intesa come nazione sportiva, domenica non ha vinto nulla.
Al contrario ritengo assolutamente giustificati i premi elargiti per le vittorie in Fed Cup, e il motivo è facilmente individuabile.
Inoltre con questo gesto la Federazione rischia di amplificare il significato economico della vittoria in uno Slam, denigrandone il valore sportivo.
Per quanto già ricevuto da Francesca per la sua impresa, avrei preferito sapere che quei 400.000 euro, che non è proprio una sommetta, fossero destinati ad altre iniziative. Ad esempio promuovere il tennis nelle scuole, acquistare racchette per bambini che non possono permettersele (non potrebbero pagarsi il campo? Un muro basta e avanza), aiutare altri atleti promettenti che hanno nel cassetto lo stesso sogno che Francesca ha saputo realizzare.