IN DIFESA DI VOLANDRI

Dai ieri ricevo telefonate ed email di gente che sostiene più o meno il seguente concetto: “Filippo Volandri non sarebbe di nuovo in fase calante e non avrebbe perso la leadership del tennis maschile italiano se, dopo aver battuto Federer ed essere arrivato in semifinale al Foro Italico, avesse fatto meno interviste e più allenamenti, se non avevsse perso tempo a pensare alle mise di D&G e di Armani…” e bla bla bla, via con argomenti di questo stesso tipo. Qualcuno se la prende persino con me e con l’ufficio stampa della FIT, manco fossimo stati noi a organizzargli le interviste con i settimanali “rosa” (e comunque, per dirla tutta, se Filippo ce lo chiedesse gliele organizzeremmo volentieri anche noi. Perché no? Far parlare di tennis i cosiddettei “rosa” non è forse promozione?).
Io credo che si tratti di critiche in massima parte ingenerose. Pur se non lo sento da qualche mese conosco Filippo da abbastanza tempo per sapere che non è affatto come la gente comincia a immaginare che sia. Credo di capire che, ancora una volta, i suoi problemi abbiano un’origine fisica. Nel tennis d’oggi, così atletico e mentalmente stressante, se non stai bene puoi perdere anche dal numero 200 del mondo. E quando le cose vanno male è facile smarrire pure un pizzico di autostima e peggiorare ulteriormente la stiuazione. Ripeto: non so in che condizioni si trovi adesso Volandri ma sono sicuro che la crisi di risultati non può che essere passeggera, perché uno che batte Federer e mette all’angolo Nadal sulla terra, come ha fatto lui in Coppa Davis a Santander, non diventa scarso all’improvviso senza ragione.
Allo stesso tempo mi auguro che per ridiventare numero 1 d’Italia Filippo sia costretto a fare davvero grandissimi risultati, perché questo significherebbe che buoni risultati li stanno facendo anche gli altri azzurri, a cominciare da Potito Starace, autore di un 2007 senza acuti straordinari ma di eccellente qualità media. Potito ha goduto di un periodo di buona salute e ha saputo approfittarne con grande senso della misura, anche dal punto di vista mediatico. Bravo.