La crisi ucraina vista dagli Usa

- di Andrew Spannaus -

Negli ultimi due anni l’Ucraina è stata catapultata al centro delle relazioni internazionali. Il lavoro di decenni di sostegno ai movimenti pro-occidentali nei paesi dell’ex Unione Sovietica ha dato ancora una volta i suoi frutti, con l’arrivo di un governo che vorrebbe legarsi più strettamente alle alleanze occidentali, in termini sia economiche che militari.

Tuttavia il processo è stato caratterizzato da violenze e alleanze ambigue, e rischia di produrre degli effetti collaterali di notevole importanza. Nel caso ucraino il risultato più evidente è stato l’aggravarsi delle tensioni con la Russia, fino al punto di ipotizzare un conflitto armato per procura nelle zone orientali del Paese. A livello più ampio ci sono le mosse reciproche da parte della Nato e della Russia per garantire la propria capacità di risposta militare in tutta l’Europa orientale e anche nelle altre zone confinanti con l’ex Unione Sovietica.

In questo senso l’Ucraina è diventata il punto focale di ciò che assomiglia sempre di più ad una nuova Guerra Fredda tra Washington e Mosca.

In apparenza la posizione degli Stati Uniti sembra molto chiara: si condanna l’aggressione russa e si sostiene il governo ucraino nel tentativo di ottenere il controllo del territorio e soprattutto di entrare a far parte della famiglia dei paesi occidentali. Dall’Amministrazione Obama sentiamo dichiarazioni nette contro il ruolo del Presidente russo Vladimir Putin, e una campagna continua di pressioni basate sulle sanzioni economiche e sugli aiuti all’Ucraina.

A guardare sotto la superficie però vediamo che non tutti nelle istituzioni americane sono interessati a ritornare ad uno scontro aperto con la Russia.

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