Donne ai vertici dello sport: a Roma il primo congresso nazionale di dirigenti e manager
Al Foro Italico due giornate dedicate alla parità nei ruoli decisionali. Alessia Pieretti: «Le quote antidiscriminatorie siano una porta realmente aperta»
La parità nello sport si misura anche nei luoghi in cui si prendono le decisioni: presidenze, consigli direttivi, incarichi manageriali. È su questo terreno che si è concentrato il primo Congresso nazionale delle dirigenti e manager dello sport italiano, concluso il 18 ottobre all’Università degli Studi di Roma Foro Italico dopo due giornate di confronto tra rappresentanti delle istituzioni, atlete, dirigenti ed esperti.
Organizzato da Assist e da La Corsa di Miguel, il congresso rientra nel progetto “Un muro da buttare giù. Quello che impedisce una reale parità di genere nello sport italiano”, sostenuto e finanziato dalla Città metropolitana di Roma Capitale, con Colleferro come Comune capofila. Il percorso coinvolge Roma e i comuni del territorio metropolitano e punta a raggiungere circa 1.500 ragazze e ragazzi attraverso attività e incontri dedicati alle pari opportunità, con particolare attenzione all’accesso ai ruoli apicali.
Al centro del dibattito, il rapporto tra merito, rappresentanza e strumenti per contrastare le discriminazioni. Per Alessia Pieretti, consigliera delegata della Città metropolitana di Roma Capitale, l’incontro ha permesso di affrontare una questione concreta: come rendere le quote uno strumento capace di aprire effettivamente le strutture dirigenziali alle donne.
«Questa due giorni è stata l’occasione di incontrare fisicamente una grande rappresentativa di dirigenti e manager dello sport italiano, stampa, esperti di giuslavoro, addette e addetti ai lavori», ha dichiarato Pieretti, indicando nella difesa delle quote antidiscriminatorie un passaggio necessario per favorire l’accessibilità agli incarichi.
L’obiettivo, ha spiegato, resta premiare il merito a prescindere dal genere. Ma la possibilità di riconoscere le competenze richiede condizioni di accesso adeguate: secondo Pieretti, la presenza femminile nei ruoli decisionali rimane troppo bassa e impone un impegno condiviso. Nel suo intervento ha richiamato l’esperienza norvegese come riferimento per un percorso di maggiore rappresentatività nella governance sportiva.
«Una governance a trazione univoca, totalmente maschile o totalmente femminile, è una governance monca, con un potenziale inespresso», ha osservato.
Il confronto ha toccato anche la tutela delle persone che praticano sport. Tra i contributi richiamati da Pieretti, quello dell’avvocata Federica Cavalieri sulla figura del safeguarding officer e sulla protezione di atlete e atleti. Al congresso è intervenuto inoltre Gianni Rosas, direttore dell’Ufficio per l’Italia dell’Organizzazione internazionale del lavoro, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di lavoro e diritti dei lavoratori.
Le esperienze delle protagoniste dello sport hanno dato al dibattito una dimensione diretta. Tra le presenti, Antonella Bellutti, Eva Ceccatelli, Larissa Nevierov, Carolina Morace, Martina Caironi, Alessia Filippi e Manù Benelli. Un confronto che Pieretti ha collegato anche al proprio vissuto di donna di sport, tra fragilità, risultati raggiunti e determinazione a proseguire l’impegno istituzionale.
La responsabilità di chi ricopre un incarico, ha sostenuto, consiste nell’aprire opportunità anche a chi non ha avuto le stesse possibilità o attraversa una fase di difficoltà. Da qui il richiamo a evitare iniziative episodiche, capaci di dare visibilità al tema senza modificare gli equilibri esistenti.
Pieretti ha ringraziato il rettore Massimo Sacchetti per il lavoro dell’Ateneo, la presidente di Assist Luisa Garrubba Rizzitelli, Valerio Piccioni e la squadra de La Corsa di Miguel, insieme a Rossana Ciuffetti.
«Lavoriamo insieme, donne e uomini, per una società rappresentativa», ha concluso. Una richiesta di collaborazione che porta la discussione oltre le due giornate congressuali: il banco di prova sarà la capacità di tradurre il confronto in un accesso più ampio alle responsabilità e alle scelte dello sport italiano.
