IBI 2026 Day 13 – Sinner trionfa a Roma
Che emozione. Dopo mezzo secolo di attesa, il tricolore torna a sventolare sul gradino più alto del Foro Italico. Jannik Sinner ha battuto Casper Ruud in finale per 6-4 6-4 in un’ora e 45 minuti, e finalmente quel trofeo che mancava dai tempi di Adriano Panatta nel 1976 è di nuovo nelle mani di un italiano.
Certo, i numeri e i record che Jannik sta accumulando fanno paura, ha completato il Career Golden Masters (vincendo almeno una volta tutti i Masters 1000 del calendario), impresa riuscita prima d’ora solo a Djokovic, ha conquistato il suo sesto Masters 1000 consecutivo (record assoluto), ha toccato quota 34 vittorie di fila nei Masters 1000.
Eppure, davanti al Presidente Mattarella e a un Centrale stracolmo, tutto questo è passato quasi in secondo piano rispetto alla storia. Sinner ha già vinto Slam e Finals, ma trionfare a Roma ha tutto un altro sapore. Diventare profeta in patria è la cosa più difficile in assoluto.
Non è stata una passeggiata. Sinner è arrivato in finale con le gambe pesanti e tanta stanchezza accumulata. Ruud lo sapeva e ha impostato una partita di puro logoramento: scambi lunghi, palle cariche di effetto e smorzate continue per farlo correre.
All’inizio la tattica del norvegese ha funzionato, mandandolo avanti 2-0. Ma Jannik, da vero n.1, ha subito capito l’antifona: ha rallentato il ritmo per non sprecare energie, aspettando il momento giusto per pungere. Da lì è stata una battaglia punto su punto. Sul 4-4, grazie a un paio di perle (comprese delle smorzate pazzesche), Jannik ha strappato il break e ha chiuso il primo set 6-4.
Nel secondo parziale è bastato un rovescio lungolinea millimetrico per trovare il break decisivo in apertura. Da quel momento Sinner ha gestito il vantaggio con la maturità dei grandissimi, fino al 5-4, quando ha servito per il match chiudendo con un dritto sulla riga sul 40-0.
Al di là del campo, la cosa che amo di più di questo ragazzo è la sua umanità. Con quel mix di timidezza tipica di chi cresce tra le montagne e una disponibilità d’oro, Jannik è diventato il figlio o il fratello che tutti vorremmo in famiglia. Vederlo entrare in campo felice per mano alla piccola Sofia o guardare i suoi genitori commossi in tribuna fa capire perché sia così amato: a lui, in fin dei conti, piace solo giocare a tennis. E a noi fa impazzire vederlo vincere.
Re di Roma. Grazie, Jannik!


















































































