Coppa Vettore, la sfida impossibile torna dopo dieci anni: tre podi laziali sulla vetta dei Sibillini

Virginia Garrafa conquista la vittoria nella categoria C, argento per Angelica Lucera e bronzo per Claudio Apollonio. Sul Monte Vettore va in scena una delle competizioni più affascinanti e impegnative dello sci italiano. Non ci sono seggiovie, cabinovie o impianti di risalita. Per raggiungere la partenza bisogna camminare per oltre mille metri di dislivello con gli sci in spalla, mentre pali, cronometri e materiali di gara vengono trasportati a dorso di mulo. È questo il fascino senza tempo della Coppa Vettore, la competizione che molti appassionati definiscono senza esitazione “la gara più pazza del mondo”.

Dopo dieci anni di assenza, grazie all’organizzazione dello Sci Club Ascoli, la storica manifestazione è tornata a disputarsi sulle pendici del Monte Vettore, la cima più alta dei Monti Sibillini, a quota 2.476 metri. Una cornice spettacolare e selvaggia che ha accolto atleti provenienti da diverse regioni per una sfida che rappresenta molto più di una semplice gara di fine stagione.

La competizione si è svolta sulla cosiddetta Pista della Ciaule, sfruttando gli ultimi lembi di neve ancora presenti sulla montagna. In programma quattro discipline: sci alpino, snowboard, telemark e sci alpinismo.

Tra i protagonisti anche undici atleti Master del Comitato Lazio, appartenenti a quattro società regionali: Aliski Racing, CAI Roma, Sci Club CZERO6 e Snow Side Roma. La spedizione laziale torna a casa con un bilancio più che positivo grazie a tre piazzamenti sul podio.

A firmare il risultato più prestigioso è stata Virginia Garrafa dello Snow Side Roma, capace di imporsi nella categoria C, conquistando una vittoria di grande valore in un contesto tecnico e ambientale particolarmente impegnativo.

Sul podio anche due rappresentanti dell’Aliski Racing. Angelica Lucera ha ottenuto un brillante secondo posto nella categoria Giovani-Senior, mentre Claudio Apollonio ha conquistato il terzo gradino del podio tra i Master B, precedendo di una posizione il compagno di squadra e presidente del club romano Maurizio Paris, quarto classificato.

Proprio Paris ha raccontato le difficoltà e il fascino di una manifestazione unica nel panorama nazionale.

«La Coppa Vettore ha sempre il suo fascino anche se diventa ogni anno più faticosa per noi partecipanti. Dopo dieci anni stavolta è stata veramente dura arrivare alla partenza dopo essere risaliti per il ripido pendio. Inoltre non è mai facile scendere su un tracciato poco omogeneo e per di più con un fastidiosissimo vento».

Il presidente dell’Aliski Racing scherza poi sul suo quarto posto: «La mia medaglia di legno? Peccato, potevo fare meglio. Comunque il bronzo è rimasto in casa nostra grazie a Claudio Apollonio».

Al di là del risultato sportivo, resta il valore simbolico della manifestazione. «Lo scenario rimane incomparabile e non si può rinunciare a un’emozione così forte – conclude Paris –. Un sentito ringraziamento agli amici di Ascoli che sono tornati a organizzare questo evento davvero unico nel suo genere, a dieci anni dalla tremenda scossa tellurica che stravolse le popolazioni al confine tra Lazio, Marche e Umbria».

La Coppa Vettore conferma così la propria identità: una gara estrema, lontana dalle logiche dello sci moderno, dove fatica, passione e spirito di montagna contano quanto il cronometro. E dove, anche quest’anno, gli atleti laziali hanno saputo lasciare il segno.